Come etichettare i contenuti generati con AI senza rovinare il brand
Immagini, video e testi con AI fanno ormai parte del lavoro quotidiano di marketing. L'art. 50 dell'AI Act dice quando serve dichiararlo — ecco come farlo senza sembrare un avviso legale appiccicato male.
Pubblicato il 14 luglio 2026
La regola in breve
L'art. 50, par. 4 del Regolamento (UE) 2024/1689 riguarda i "deep fake": immagini, audio o video generati o manipolati con AI che assomigliano a persone, oggetti, luoghi o eventi reali e potrebbero sembrare autentici. Se li pubblichi, devi rendere pubblico che sono stati generati o manipolati artificialmente. L'obbligo è tuo, non del fornitore dello strumento AI che hai usato.
Quando l'etichetta è obbligatoria
- Una foto "del team" fotorealistica generata con AI per la pagina Chi siamo, che sembra una foto vera
- Una foto "del locale" ricreata fotorealisticamente con AI al posto di uno scatto reale
- Una voce clonata del founder per uno spot radio o un video
- Un video promozionale con un avatar realistico che non si è mai registrato davvero
Quando NON serve etichettare
- Illustrazioni palesemente stilizzate, cartoon o mascotte grafiche — nessuno le scambierebbe per reali
- Grafici astratti o pattern decorativi generati con AI
- Funzioni di editing assistivo standard su foto reali: correzione colore, retocco leggero della luce — modifiche non sostanziali dell'input originale
E i testi generati con AI?
L'obbligo di dichiarazione riguarda solo i testi generati o manipolati con AI pubblicati allo scopo di informare il pubblico su questioni di interesse pubblico (es. articoli di cronaca o salute pubblica). Decade se un essere umano rivede il testo e assume la responsabilità editoriale prima della pubblicazione. Per un blog aziendale, schede prodotto o post commerciali — che non sono "interesse pubblico" — la regola pratica resta comunque valida: nessun testo generato esce senza revisione umana documentata. Risolve la conformità e migliora la qualità, due piccioni con una fava.
Formule pronte da usare
- "Immagine generata con AI" — sotto o accanto al contenuto, non nascosta
- "Video creato con intelligenza artificiale" — in sovraimpressione o nella descrizione
- "Voce generata artificialmente" — per audio e spot
- Su Instagram, TikTok e YouTube usa i campi nativi per dichiarare i contenuti AI, e aggiungi comunque una menzione nel testo per i canali che non li hanno (newsletter, sito, annunci)
Checklist rapida
- Regola interna scritta per il team marketing su cosa etichettare e con quale formula
- Etichetta presente su ogni canale dove il contenuto circola, non solo sul post originale
- Revisione umana documentata per i testi generati prima della pubblicazione
- Il flusso di lavoro (screenshot, ricompressione, esportazioni) non distrugge i metadati o il watermark aggiunti dallo strumento AI
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Devo etichettare le immagini AI che uso solo internamente, mai pubblicate?
No. L'obbligo dell'art. 50, par. 4 riguarda i contenuti pubblicati, esposti a persone esterne. Uso interno (bozze, mockup) non è coperto.
Un logo generato con AI va etichettato?
No, un logo non "assomiglia a una persona, oggetto, luogo o evento reale" nel senso della norma — non rientra nella definizione di deep fake.
L'etichetta rovina l'estetica del post: posso metterla piccola?
Deve essere "chiara e distinguibile", non invasiva. Una didascalia leggibile o una menzione nel testo bastano — non serve un bollino enorme sopra l'immagine.
Chi controlla in pratica queste etichette?
Realisticamente, le prime segnalazioni arrivano da clienti o concorrenti, non da ispezioni a tappeto. Ma il costo di mettersi in regola è basso: una norma interna scritta e qualche minuto per post.
Nota legale
Questo articolo ha scopo informativo e non costituisce consulenza legale. Per casi complessi o sistemi AI ad alto rischio, rivolgiti a un legale specializzato.