Il tuo chatbot rispetta l'AI Act? Cosa cambia dal 2 agosto 2026
Se hai un chatbot di assistenza clienti su un e-commerce, un sito o un'app, l'art. 50 dell'AI Act ti riguarda direttamente dal 2 agosto 2026. Ecco cosa serve, in pratica.
Pubblicato il 14 luglio 2026
La regola, in una frase
Le persone devono sapere che stanno parlando con un'AI, a meno che non sia già evidente dal contesto per una persona "ragionevolmente informata, attenta e avveduta". Non serve un consenso esplicito né un popup invasivo: basta una dichiarazione chiara al primo contatto.
Chi deve dichiararlo: fornitore o deployer?
L'obbligo formale di progettazione è del fornitore del chatbot (la piattaforma che l'ha costruito). Ma se il bot gira sul tuo sito con il tuo brand, sei tu la faccia verso il cliente: in pratica, la responsabilità di verificare — e nel dubbio, dichiarare — ricade su di te. Se hai comprato un chatbot da un fornitore e lo rivendi con il tuo logo ai tuoi clienti (marca bianca), diventi fornitore anche tu per quel sistema.
I 4 errori più comuni da correggere
Aviso solo su desktop
Il messaggio di apertura dichiara la natura AI sulla versione desktop del sito ma non su mobile o su WhatsApp Business. L'obbligo vale su ogni canale dove il chatbot è attivo.
Nome e foto da persona reale
Un bot chiamato "Laura del supporto" con una foto stock non identificata come AI è esattamente il tipo di ambiguità che la norma vuole evitare. Il nome non è vietato, ma va accompagnato da una dichiarazione esplicita.
Aviso nascosto nei termini d'uso
"Chiaro e distinguibile" significa che un utente medio lo vede senza cercarlo. Un avviso sepolto nella privacy policy non basta.
Nessun passaggio dichiarato all'umano
Se il chatbot passa la conversazione a un operatore reale, questo passaggio va segnalato con chiarezza ("Ti sto trasferendo a un collega umano").
Come sistemarlo in un pomeriggio
- Riscrivi il primo messaggio del bot con una frase tipo: "Ciao! Sono l'assistente virtuale di [Azienda], un sistema di AI. Posso aiutarti con ordini, spedizioni e resi. Per parlare con una persona, scrivi 'operatore'."
- Verifica che l'avviso compaia su ogni canale attivo: sito desktop, mobile, WhatsApp Business, eventuali integrazioni social.
- Se il voicebot risponde al telefono, aggiungi la dichiarazione nei primi secondi della chiamata.
- Chiedi al fornitore del chatbot conferma scritta di come il prodotto rispetta l'art. 50 — utile da avere agli atti se un cliente o un'autorità dovesse chiedere.
Cosa rischi se non lo fai
Le violazioni dell'art. 50 rientrano nell'art. 99, par. 4, lettera g del Regolamento (UE) 2024/1689: sanzioni fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato mondiale, l'importo minore per le PMI. Nella pratica, il rischio più concreto è una segnalazione da un cliente o concorrente — ma sistemare un chatbot costa un pomeriggio, non una consulenza da migliaia di euro.
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Basta scrivere "chatbot AI" nel footer del sito?
No. L'avviso deve comparire nella conversazione stessa, al primo contatto — non solo altrove sul sito.
Il mio chatbot fa solo domande sui prodotti, non prenota nulla: vale lo stesso?
Sì. L'obbligo scatta per qualsiasi interazione diretta con clienti o utenti, indipendentemente da cosa il bot faccia in concreto.
E se il chatbot è ovviamente un bot, tipo un menu a bottoni?
Se l'interfaccia rende già evidente che si tratta di un sistema automatico (menu strutturato, nessuna simulazione di conversazione umana), la clausola "salvo che risulti evidente" può coprirti. In caso di dubbio, dichiaralo comunque: costa una riga.
Devo aggiornare anche i chatbot già attivi da anni?
Sì, l'obbligo si applica dal 2 agosto 2026 a tutti i sistemi in uso, non solo a quelli nuovi.
Nota legale
Questo articolo ha scopo informativo e non costituisce consulenza legale. Per casi complessi o sistemi AI ad alto rischio, rivolgiti a un legale specializzato.